Alla scoperta del Falanghina

La Campania ci regala un vino ricco di storia e dalle mille sfaccettature

La Falanghina è vino bianco campano di antichissime origini. Antenato del Falernum, un vino presente sulle tavole degli imperatori Romani, questo vino campano è stato anche protagonista del regno di Napoli e dal 1825 lo si vede presente nella carta papale dei vini. Parliamo di un vino oggetto di intrecci che ne hanno contraddistinto lo sviluppo e la conseguente diffusione.

Già negli anni ’60, infatti, il Falanghina è stato oggetto di indagini sul DNA che hanno dimostrato come esistessero due vitigni geneticamente distinti: il Falanghina beneventano e il Falanghina flegrea. In realtà però, la storia della prima è relativamente recente e si confonde per molti secoli con la storia della seconda, che insieme all’Aglianico, rappresenta uno dei più antichi vitigni campani, ivi importato da coloni greci.

Per quanto concerne l’etimologia, sembra avere origini classiche, facendo derivare il termine Falanghina (e le sue attuali inflessioni dialettali come Falenghina, Fallenghina, Fallanghina, Fallanchina o Falanchina) dal sostantivo latino Falangae, che indicava i pali di sostegno dei vigneti.

Caratteristiche

Complessa l’analisi sulla diffusione del vitigno. Esso risente fortemente delle due tipologie individuate. La Falanghina beneventana, come dice il nome stesso, è diffusa prevalentemente in provincia di Benevento dove è nota anche con l’appellativo di Falanghina verace. La Falanghina Flegrea ha invece diffusione più ampia e si può trovare in tutta la Campania, fino al Molise e in alcune zone confinanti della Puglia, dove viene detta anche “Falanghina mascolina”.  Il grappolo di Falanghina Flegrea è mediamente grande , arriva a pesare intorno ai 200 grammi ed è di forma conica o cilindrica, raramente alato.

La Falanghina dei Campi Flegrei è al palato un vino bianco vellutato e molto fresco. La freschezza viene data soprattutto dalla sua mineralità. Questa Falanghina è infatti particolare proprio perché nasce da un terreno vulcanico che riesce a tirare fuori delle noti minerali uniche. A differenza di altre Falanghine che nascono in altre zone della Campania, la Falanghina dei Campi Flegrei è la più fresca. La parte floreale e fruttata e quel residuo di miele di acacia è una delle note che pungono di più e che fanno ricordare questo vino.

Invece il Falanghina Beneventano è più frequentemente dotato di un’ala – la quale distingue visivamente le due tipologie, oltre che per la forma ellittica dell’acino – che nella Falanghina Flegrea si avvicina più a una sfera regolare.

Il Falanghina a Tavola

Un vino così fresco si può abbinare con dei piatti che abbiano una tendenza dolce, ad esempio il riso. Molto equilibrato e indovinato è l’abbinamento del Falanghina con un risotto di zucchine e gamberetti e, se si vuole ricordare la terra da dove proviene, si consiglia di mettere sul risotto una grattata di buccia di limone fresco. Un abbinamento da provare è quello che vede il Falanghina accompagnare i fritti: è indicato infatti anche con piatti british, in particolare il fish and chips.


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