Aglianico del Vulture

Siamo in Basilicata, terra meravigliosa dalle mille contraddizioni. Si passa dalle estrazioni petrolifere a paesaggi stupendi passando per degli scrigni densi di storia come è, ad esempio, la città di Matera, capitale europea della cultura 2019. L’Aglianico trova la sua terra di origine e affermazione proprio nel Vulture, zona nord occidentale della regione famosa anche per le sue acque sorgenti. Andiamo allora a ripercorrere la storia di questo vino che presenta tante caratteristiche e curiosità tutte da scoprire.

La storia

La Basilicata, per chi non lo sapesse, è anche la terra dell’Aglianico del Vulture. Si tratta di un vino DOC del vitigno Aglianico, la cui produzione è consentita nella zona del Vulture, in provincia di Potenza. Con oltre 1500 ettari di superficie iscritta all’Albo dei vigneti e dei vini DOC, è annoverato tra i più grandi vini rossi d’Italia ma parliamo di un vino conosciuto anche oltre i confini nazionali.

L’’articolo 3 del Decreto del Presidente della Repubblica del 18/02/1971 conferisce il marchio DOC al vitigno e individua i comuni interessati alla produzione dell’Aglianico del Vulture  che sono: Rionero in Vulture, Barile, Rapolla, Ripacandida, Ginestra, Maschito, Forenza, Acerenza, Melfi, Atella, Venosa, Lavello, Palazzo San Gervasio, Banzi, Genzano di Lucania, Montemilone escluse le tre isole amministrative di Sant’Ilario, Riparossa e Macchia del comune di Atella.

L’Aglianico del Vulture ha origini molto remote e si ritiene che sia stato introdotto dai greci nel sud Italia tra il VII-VI secolo a.C. Altre fonti storiche ,che certificano l’antichità di questo vitigno, sono rappresentate dai resti di un torchio dell’età romana ritrovati nella zona di Rionero in Vulture e da una moneta bronzea raffigurante l’agreste divinità di Dionisio, il cui culto fu poi ricondotto a quello di Bacco, coniata nella zona di Venosa, città di Orazio, nel IV secolo a.C.

L’etimologia del termine “Aglianico” è ancora oggetto di dibattito fra gli studiosi, dal momento che potrebbe derivare dall’espressione Vitis Ellenica utilizzata dai Romani. Oggi, sono circa quaranta le aziende del settore vinicolo nel territorio del Vulture e che annualmente producano circa due milioni e mezzo di bottiglie. Si, avete capito bene. Da alcuni è definito il Barolo del Sud, date varie caratteristiche in comune con il vitigno piemontese.

Caratteristiche

L’Aglianico del Vulture è ottenuto dalla vinificazione in purezza delle uve appartenenti all’omonimo vitigno. I vigneti, sono parte dello splendido panorama del Monte Vulture, esattamente ai suoi piedi. Si tratta di un vulcano spento da millenni. In questa zona l’Aglianico viene coltivato fino a 800 metri di altitudine, ma trova le condizioni più propizie fra i 200 e i 600 metri. Esistono due diciture per indicare il tempo di invecchiamento: “Vecchio”, per un minimo tre anni, e Riserva cinque anni. Il suo grado alcolico va dagli 11,5 ai 14 gradi. La resa delle uve in vino non deve essere superiore al 70%. Non può essere messo in commercio prima di un anno dalla vendemmia ed è consigliato consumarlo a partire dal terzo anno di età. Parliamo di un vino in grado di reggere perfettamente a diversi anni di invecchiamento. Il colore è rosso rubino, che con l’invecchiamento assume riflessi aranciati; l’odore è armonico e cresce in intensità e gradevolezza con l’avanzare degli anni; quanto al sapore, si presenta asciutto, sapido, caldo, armonico, giustamente tannico. Anche in questo caso però, l’invecchiamento diventa una componente migliorativa, rendendo di fatto il vino sempre più vellutato.

Curiosità

Per celebrare questo meraviglioso vino che rappresenta un tratto identificativo di un territorio tutto da è esplorare, è dedicato un evento che cresce sempre di più negli anni, in quanto è in grande di catturare l’attenzione anche fuori dai confini della Basilicata. Parliamo dell’ “Aglianica”, manifestazione che si svolge annualmente in uno dei comuni coinvolti nella sua produzione, su tutti Rionero, Barile, Melfi e Venosa. Si tratta di un’occasione utile alla degustazione dei vini e dei prodotti tipici del Vulture, come salumi, miele e formaggi. Vengono svolti inoltre dei seminari sono guidati da esperti di livello nazionale e internazionale.

L’Aglianico a tavola

Grazie al suo sapore intenso e corposo, l’Aglianico del Vulture DOC si presta particolarmente bene all’abbinamento con carni (bianche, ma soprattutto rosse) cotte allo spiedo o al forno. Questo vino è ideale anche per brasati, arrosti e ricchi piatti a base di selvaggina e cacciagione, senza dimenticare i formaggi stagionati saporiti come ad esempio il caciocavallo lucano, il cacio bucato, con il suo sapore leggermente piccante, oppure ancora il canestrato di Moliterno IGP prodotto con latte di pecora e capra.

Nella sua versione spumantizzata, l’Aglianico del Vulture rappresenta l’accompagnamento ideale per dolci e dessert, come ad esempio crostate di frutta, piccola pasticceria e dolci tradizionali. In questo caso il vino va servito più freddo, intorno agli 8-12°C circa.


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